giovedì 25 novembre 2010

coro a bocca chiusa  da"Madama Butterfly" by Giacomo Puccini

Modà - La Notte Nuovo Singolo con Testo

giovedì 18 novembre 2010

UNITÀ D'ITALIA - CONFERENZA DEL 13 NOVEMBRE

Da bambina, a 8 anni, ho avuto i miei primi due innamoramenti. Non si tratta di resoconti erotici di giovani donne, come, purtroppo, siamo costretti a sorbirci da un po' di tempo e, di seguito, a sorbirci chi giustifica questi comportamenti perché, sembra, che per vincere lo stress da lavoro, sia la cura o lo svago migliore negli alti vertici! De gustibus non disputandum est! Direbbero i latini.
Proseguo con le mie confidenze.
Il mio primo innamoramento l’ho avuto a 8 anni nei confronti di un tenore che si chiamava Mario Lanza e che interpretava film musicali americani che mi estasiavano e che mi facevano sognare crociere che sono rimaste sogni e ridicoli giuramenti di viaggi in terre lontane mai realizzati. Mario Lanza, purtroppo, è morto molto giovane in un incidente.
L’altro innamoramento l’ho avuto per la Storia, che quell’anno incominciavo a studiare, perché mi sembrava una favola infinita. STORIA che ho amato ancora di più quando in terza ragioneria ci è stata assegnata una nuova giovane professoressa di lettere. Alla prima lezione aveva introdotto la materia dicendo alla classe – pretenderò da voi le date ed i nomi ma ancora di più che capiate il contesto storico! – Queste parole mi hanno accompagnato per tutta la vita ed insegnato a leggere i fatti di storia ed anche quelli della politica attuale, che un giorno diventerà STORIA, con il mio senso critico e non con il lavaggio del cervello che ci fanno molte televisioni o giornali (che poi, si può sapere di chi sono tante…tante di queste televisioni e giornali??).
Questo preambolo per dichiarare che sabato pomeriggio, all’Auditorium della Fondazione, ho ascoltato la conferenza (o lezione di Storia) più interessante mai sentita in vita mia tenuta dal Prof. Philippe Daverio sulla nascita della nostra Nazione Unita a partire da metà Ottocento. L’ho ascoltata,più che come una conferenza, come una piacevole, affascinante, coltissima conversazione con una persona che bisognava solo ascoltare, senza interrompere, tante erano le notizie e nozioni che trasmetteva con ragionamenti che seguivano un filo logico senza mai una esitazione, un inciampo o una ripetizione.
Una delle prime frasi che mi hanno colpito è l’affermazione che dopo 150 anni dall’Unità d’Italia si può raccontare la Storia di quell’evento in modo più veritiero rispetto a ciò che, da allora, è stato scritto e fatto studiare. Secondo me, questo studioso, ha una così grande lucidità di ragionamento che, quello, non è l’unico periodo che è in grado di analizzare in modo scevro da condizionamenti politici, ma può analizzare e farlo fare a noi tutti, i successivi 150 anni, compresi quelli che viviamo attualmente.
Avrei voluto chiedergli conferma di cose lette o sentite raccontare da mio padre che le aveva apprese dal suo. Il nonno era un Maresciallo dei Carabinieri nato nel 1868 a Napoli da famiglia di tradizioni militari quindi tutti militari Borbonici. Non ho avuto l’ardire di fare domande perché non posso forzare il mio carattere, estremamente timido, più di tanto.
Per un attimo ho avuto una visione che ora stenterò a esporre in parole e sembrerà lunga, contorta e forse poco comprensibile. Non ero nell’epoca attuale ma nell’oscuro medioevo. Non ero nell’Auditorium della Fondazione ma in un isolato convento dove monaci esperti nell’arte dello scrivere, insegnavano a giovani impegnati ed entusiasti della missione assegnata, a ricopiare antichi testi perché non andassero persi e distrutti e l’umanità, risollevata dalle tenebre, ritrovasse l’antico sapere, le antiche leggi e la civiltà perduta. Io ho interpretato anche questo nelle parole del Prof.Daverio ed avrei voluto continuare ad ascoltare, imparare e capire.
Sul tema dell’Unità d’Italia, la Fondazione ha programmato nei prossimi mesi altri quattro incontri ed io spero di assistere a tutti e quattro e lo consiglio a tutti i miei concittadini. Oggi, invece, andrò alla Banca di Piacenza alla conferenza sul Monachesimo Benedettino. Chissà, forse diventerò, anche se in età matura, una donna acculturata……pardon……, un essere umano acculturato. Al giorno d’oggi il sostantivo femminile, donna, certe persone stanno tentando di svilirlo al concetto di …femmina…. e basta.
Forse queste istituzioni private e cito anche il suo giornale e la sua televisione, cercano di darci una cultura che altri tentano di sostituire con banalità, o peggio, cattivi comportamenti, o peggio, istillando nei giovani il concetto che i fini primari della vita sono il proprio piacere e l’arricchimento veloce anche se a scapito della propria dignità ed onestà.
Quindi concludo ringraziando la Fondazione che offre alla cittadinanza Arte e Cultura, ad un livello di comprensione e di soddisfazione ,adatto a tutti. Arte e Cultura sono ciò che può salvare le genti dallo imbarbarimento.
Avrei un suggerimento ed una preghiera: perché non vengono registrate certe conferenze? Io avrei voluto la registrazione della splendida conferenza del prof.Daverio , così avrei potuto farla ascoltare ai miei figli e a quelle poche persone che conosco e che non erano presenti. Oppure in alternativa, sarebbe possibile portare un piccolo registratore personale? Non vorrei fosse una cosa proibita. Comunque, secondo me, la Fondazione dovrebbe farsi un archivio proprio di tutte le belle cose che realizza. Forse esiste già e dico solo cose scontate.

MADAMA BUTTERFLY

Ieri sera ho assistito alla Conferenza-Concerto sull’esotico nel Melodramma e precisamente in Madama Butterfly di Giacomo Puccini.
La conferenza era tenuta dal Maestro Vito Lombardi che io sentivo per la prima volta e che ho trovato straordinario per chiarezza e simpatia.
Praticamente ci ha riassunto il melodramma ma insegnandoci , a noi profani, la differenza sostanziale della musica occidentale da quella orientale dove, chi ascolta, non ama, per cultura e tradizione, i mezzi toni ed ecco perché quelle musiche hanno caratteristiche che le differenziano dalle nostre.
Nello stesso tempo, presentandoci gli interpreti con pochi, chiari aggettivi ci indicava i caratteri dei personaggi che le stesse note del compositore e le parole dei librettisti cantate dai due interpreti giovani e già bravissimi (Giulia Lee, soprano – Stefano La Colla,tenore) confermavano.
Giulia Lee, orientale come dice il suo cognome, dolce e timida ma con una voce squillante ed armoniosa nello stesso tempo. Stefano La Colle, giovane tenore con estensione di voce intensa, chiara e potente allo stesso tempo, sempre presentato dal Maestro, nell’introdurlo, con disapprovazione per il suo carattere (del personaggio) sempre e solo alla ricerca del proprio piacere e soddisfazione quindi insensibile al vero e profondo amore di questa giovanissima donna che lo attenderà fiduciosa per tre anni.
Quando il tenente Pinkerton, dopo tre anni, ritornerà in Giappone, sposato ad una donna del suo paese e deciso a portare con se, in America, il bimbo nato dal suo finto matrimonio con Buttrefly, a quel punto, Butterfly decide di fare hara-kiri su di se, usando la spada di suo padre dove è incisa la frase: PER MORIRE CON ONORE QUANDO NON SI PUO’ VIVERE CON ONORE.
Sono così trascorse due ore, senza che quasi me ne accorgessi, tra una spiegazione del Maestro , le più belle romanze dell’opera e i migliori duetti ed anche, su invito ed insistenza del Maestro, la nostra partecipazione al coro muto dell’opera che è veramente commovente e dolcissimo.
Avrei un suggerimento da proporre, ma non so a chi di preciso. Perché questi spettacoli, queste preparazioni all’ascolto ed alla comprensione di un Opera non vengono riprese da un operatore televisivo? Proprio nella loro semplicità, spontaneità e freschezza. Poi potrebbero essere proiettate nelle scuole elementari, medie e superiori.
Le ragazze e le adolescenti imparerebbero che esistono parole come: DEDIZIONE-DIGNITA’-ONORE. Gli esempi che ricevono dalle televisioni contemporanee non sarebbero solo di giovani donne che cercano sempre la via più facile, per ottenere tutto nel tempo più breve possibile e senza impegno e sacrifici.
I ragazzi e gli adolescenti smetterebbero di passarsi voce , trasmesso anche di generazione in generazione fin dalla notte dei tempi, che si ha più valore e prestigio più ragazze si conquistano e si fanno soffrire.
Naturalmente so che non tutti i ragazzi e le ragazze sono così superficiali ma la serietà, l’impegno, il rispetto reciproco stanno diventando merce rara. Ormai tutti devono ammettere che le TV non insegnano più certi valori. Sono lontani i tempi, ai primordi delle trasmissioni, quando a 13 anni ho visto sceneggiati che forse pochi ricorderanno, intitolati: TESSA LA NINFA FEDELE ed un altro che tanto mi aveva suggestionato : L’EREDITIERA. Avevo così giurato a me stessa che da grande sarei stata premurosa come Tessa, per sempre; ma dopo poco avevo cambiato giuramento e volevo diventare piena di dignità ma implacabile come l’Ereditiera. Qualche cosa di quei giuramenti è rimasto.

CLIMA INCANDESCENTE SUI TEMI DEL LAVORO

Ho letto e riletto l’intervento del Presidente della Provincia, sulla quotidiano locale di oggi 15-10-10. Devo dire che l’introduzione al problema del clima incandescente di questi mesi difficili, ormai anni difficili, e dei cinque attentati alla CISL, è ineccepibile e ben argomentata.
La parte centrale sviscera quelli che sono i problemi di certi cambiamenti, che sembrano inevitabili, per uscire da vecchie ideologie.
La conclusione è l’apoteosi delle speranze di ogni essere umano di un lavoro e di una vita –DEGNA-
Però, devo dire, che non c’è un’indicazione approssimativa o vaga di come realizzare il bilanciamento di tante necessità del genere umano. Credo di leggere fra le righe un garbato monito nei confronti dei sindacati o un’indicazione di obbiettivi da raggiungere.
Mi trovo d’accordo con lui ma devo anche evidenziare la frase pronunciata ieri da Epifani che ha affermato: nel -caso Piacenza-, i problemi sono stati affrontati con rigore e trasparenza e adesso bisogna voltare pagina! Sta bene!! Ma di giorno in giorno si passa da uno scandalo all’altro e noi cittadini dobbiamo sempre voltare pagina!
Devo dire che dopo quasi 70 anni di vita sono stufa marcia (come dicevo a 15 anni) di intrallazzi e scandali vari quasi quotidiani!
Nella conclusione del Presidente della Provincia, per lavoro degno si intende che,tra le altre cose, dia una giusta pensione.
Come lavoratrice per 40 anni, in pensione da 10, devo dire che la pensione ha ridotto il suo potere d’acquisto in modo notevole e questa affermazione è condivisa da molte pensionate con le quali parlo. Giornalmente, noi pensionati riduciamo le nostre spese, ci immeschiniamo in risparmi sempre più esasperati rinunciando anche alla nostra dignità! Per i nostri figli la vecchiaia si prospetta anche più difficile salvo che per una certa CASTA.
Ho letto recentemente una citazione di Johann Wolfgang Goethe che recita: Si dovrebbe, almeno ogni giorno, ascoltare qualche canzone, leggere una bella poesia e se possibile, dire qualche parola ragionevole. Mi viene istintivo e dal cuore aggiungere che è proprio una bellissima citazione ma, se possibile, andrebbe incisa nella pietra in diversi centri di potere. Ad esempio. Senato, Parlamento, Palazzo del Governo, Confindustria, Multinazionali varie, Uffici di Top Manager ecc… ecc…
Un’altra frase che mi ha colpito moltissimo è scritta da Roberto Saviano e dice: La disperazione più grande è il dubbio che vivere onestamente sia inutile! Però nel mio essere –NESSUNO- il dubbio è diventato certezza ma sono altrettanto certa che se vivessi una seconda vita la vivrei ancora onestamente. Di come gli altri hanno vissuto la loro non m’importa più niente e nel mio cuore li DISPREZZO non solo per la loro disonestà ma anche per l’indifferenza e l’egoismo nei confronti dei loro simili!
Se poi,come dice George Orwell: Nel tempo della bugia e dell’inganno,dire la verità è un atto rivoluzionario. E’ vero, Orwell ha ragione ma è un atto rivoluzionario solo verbale! A questo punto devo confessare che sono stufa di rivoluzioni solo verbali! Vorrei partecipare ad una vera rivoluzione……ma non vorrei feriti…..ovvero mi basterebbe ferire con la tastiera e word!
Lo capisco da sola che sono diventata polemica, collerica ed intrattabile ma, dato che ho l’impressione di avere a disposizione poco tempo prima del lungo viaggio definitivo, voglio far sentire la mia voce, mai ascoltata, tirare calci anche quando sarò in un letto o mi caleranno nella fossa, così come tiravo calci a quell’unico ragazzo che a 14 anni, quando ero ancora un maschiaccio, tirandomi le lunghe trecce, sperava di rubarmi un bacio.

mercoledì 20 ottobre 2010

UNA NUOVA FORMA D’ARTE

Venerdì 8/10/2010 è stata per me una giornata molto soddisfacente.


Nel pomeriggio , a Palazzo Galli della Banca di Piacenza, ho ascoltato il giornalista Enio Concarotti che alla presentazione del suo volume:” STORIA DEL GIORNALISMO PIACENTINO Dall’Ottocento ai primi anni 2000” ha trasmesso al pubblico presente il suo sguardo rispettoso del passato della nostra città nel campo del giornalismo e di conseguenza, di tutta la Storia della nostra ITALIA che il prossimo anno festeggerà la ricorrenza dei 150 anni di Unità. STORIA che è importante studiare e sviscerare con obbiettività nel suo evolversi perché la STORIA è madre di tutti gli insegnamenti.


Alla sera ho assistito alla presentazione del Catalogo Generale delle Opere dell’artista Franca Franchi svoltasi all’Auditorium della Fondazione. Le relazioni degli esperti sono state chiare, esaurienti e mi hanno fatto capire che ero al cospetto di un’artista che ha creato un’ARTE del tutto nuova in un panorama dove forse si pensava che nulla potesse nascere di “nuovo”. Le immagini che scorrevano me lo dimostravano ma ancora di più, me ne sono convinta quando, in piena notte, davanti alla rituale e solita camomilla, ho sfogliato il catalogo acquistato!


Le opere fotografate ed i titoli attribuiti dall’artista, mi facevano scoprire la ricchezza e la fantasia della sua immaginazione!


Partendo dalla frantumazione di specchi e cristalli, forse nel desiderio di rompere con il passato, l’artista compone un’opera che è la ricerca di una sua armonia interiore che riesce a trasmettere perfettamente a chi osserva . L’universo, il mondo tutto è in continua evoluzione…anche l’ARTE! Franca Franchi ha creato un nuovo modo di fare arte che rende l’idea di questi tempi moderni, da un lato frenetici ma con il desiderio di fissare con la propria immaginazione,un ricordo,un affetto,un sentimento,un panorama. E’ vero, nelle sue opere, materiali inutilizzabili,acquistano significati nuovi! Tutto muore ..tutto torna a vivere! Prima che il Generale Inverno mi imprigioni in casa, voglio andare a Milano, in Galleria dove sono esposte alcune opere di Franca Franchi. Sono convinta che porterà il suo nome e quello della nostra città oltre i confini dell’Italia con questa sua ARTE innovativa, come , chiaramente , ne sono convinti alla Giorgio Mondadori che è l’editore, i preparatissimi esperti d’arte presenti ed anche alla Fondazione che con la sua lungimiranza da spazio e promuove giovani artisti .

sabato 9 ottobre 2010

UNA SERATA PERFETTA!

Ieri sera ho partecipato alla manifestazione della consegna del premio CUORE D’ORO che si è svolta in modo a dir poco perfetto!
Ribadisco, manifestazione perfetta perché è iniziata con l’esecuzione dell’Inno Nazionale di Mameli, da parte della Banda di Cortemaggiore, che ha innescato in tutti i presenti il desiderio di alzarsi in piedi ed ascoltare col massimo rispetto.
Sono convinta che in molti avranno sentito la stessa emozione e commozione che ho provato io: il senso di appartenenza ad una nazione che ha trovato la sua unità solo dopo secoli se non, dopo millenni; unità che va difesa e protetta!
Ci sarà una nuova crociata aggiornata alle problematiche moderne? O una nuova Primogenita?
Io sarò certamente una eterna Don Chisciotte in gonnella .
La serata è poi proseguita con la premiazione di due insigni e giovani cardiochirurghi allievi del Prof. Mario Viganò, del quale portano avanti le ricerche in cardiochirurgia.
Di seguito ho ascoltato due relatori di medicina ospedaliera della nostra Azienda Sanitaria Locale su temi complessi e delicatissimi, con risvolti relativi all’etica della loro professione e della loro coscienza ed anima, che hanno esposto il loro sapere in modo comprensibile a persone come me, digiune su questi argomenti . Non mi dilungo oltre, perché giornalisti e professionisti della parola avranno già preparato articoli di resoconto sugli argomenti trattati.
Infine un semplice ma robusto rinfresco all’aperto nelle prime brume autunnali, che mi hanno ricordato i versi del Carducci……….La nebbia agli irti colli sale……….
Tutto perfetto, ma questa perfezione si poteva già prevedere nel prologo, quando il signor Marchini, uomo semplice, genuino, arguto, generoso e ideatore del Premio Cuore d’Oro, ha chiesto al Dott. Marazzi, Presidente della Fondazione che finanzia il Premio, di introdurre la serata. Vedere queste due persone di realtà diverse ma ugualmente importanti, mi ha fatto scattare un’associazione di idee (mi capita spesso anche per parole o avvenimenti distanziati fra di loro e nel tempo) .
Io ho visto sul palco i protagonisti di quell’episodio raccontato sui libri di storia o di latino delle scuole medie (del quale ho solo un ricordo vago), in cui il corpo umano è paragonato alla società civile dove ogni membro, anche il più umile, è indispensabile per il corretto funzionamento di tutto l’organismo. Questo principio, di collaborare in sintonia, è indispensabile per permettere all’umanità di progredire e di migliorarsi.
Magari due simili sinergie si moltiplicassero in tutta Italia!!!

mercoledì 29 settembre 2010

UNA SCENA DELLO SCENEGGIATO SUL TRIO LESCANO OVVERO IL RICORDO DI UNA NOVELLA DEL 1957

Questa sera ho acceso la tv molto tardi. Su rai 1 trasmettevano uno sceneggiato sul Trio Lescano in voga negli anni della seconda Guerra Mondiale. La prima scena che mi si è presentata era sulla cattura di un giovanotto , forse un fascista, fatta da partigiani che cantavano la bella canzone –Bella ciao- ma ho avuto l’impressione che la scena preannunciasse una fucilazione e d’improvviso mi sono ricordata di un racconto scritto nel dopoguerra, dal cappellano militare amico di mio padre, una delle tante che, ragazzina dodicenne, ascoltavo con partecipazione e commozione. Ora la ricopio dal suo volume intitolato-Novelle del 2000 edizione 1957. Purtroppo da alcuni giorni mi sono accorta di aver perso l’altro suo volume con la dedica fatta a me personalmente intitolato –Memorie dal Kenia- . Quando non l’ho più ritrovato, in piena notte perché non riuscivo a dormire, ho pianto diverse ore e mi si è rinnovato il dispiacere immenso ed inconsolabile di quando sono stata informata dai miei genitori, seduti in cucina affranti, della sua morte improvvisa per infarto a soli 58 anni; pochi giorni prima era venuto appositamente a trovarmi per benedire il mio bambino di 40 giorni. Capisco ora che in quel momento, inconsapevolmente, piangevo l’unica persona che mi avrebbe voluto veramente bene nella mia vita accettandomi così come ero e come sento di essere ancora oggi a quasi 70 anni.

SEPPELLIRE I MORTI

Una coppia di robusti maggiolini stava rientrando da una festa di gala, tenuta in una vigna, abbellita da numerosi alberi di pesco. Erano talmente ebbri di profumo e di danze aeree da non poter volare in alto sul ciliegio avito, dove avevano dimora primaverile. Con le antenne abbassate, camminavano impacciati in mezzo all’erba: il loro dorso aveva perduto la solita lucentezza. Tutta colpa di quei fiori voluttuosi di sambuco, se avevano commesso mille pazzie…..Marito e moglie avevano gli stessi pensieri, ma non si scambiavano una parola. Finalmente giunsero ai piedi del ciliegio e si fermarono perché, in quel momento, intorno all’albero, si svolgeva un nero corteo di formiche che stavano dando sepoltura a delle proprie compagne, morte in combattimento contro uno stuolo di terribili formiche rosse. Fu allora che la maggiolina, per una associazione d’idee (come quelle che vengono attribuite agli insetti nelle favole), rivolse la parola al marito. –Chissà quale brutta fine faranno quei due storditi maggiolini innamorati che per distrazione si sono fatti acchiappare da quel ragazzo sempre in cerca di insetti?- Poi esclamò ancora – Ah! Quell’odioso ragazzo! Può aspettare invano che io gli dica dove è sepolto suo padre! -Come?- fece il maschio – e non mi hai detto nulla di cio’?-

Oh! E’ una vecchia storia, che mi ha narrato mia madre; ma il fatto risale addirittura ai miei avi. Alcune primavere or sono, una mia ava abitava su quella quercia a destra, ma cambiò dimora in seguito a un fatto…… Un mattino tutti i viventi alati, che abitavano sulla quercia, vennero disturbati da un vociare. Erano degli uomini , armati, che spingevano, davanti a sé, un altro uomo legato alle mani, Quell’uomo guardava in alto, verso il sole, e non piangeva. Venne fatto inginocchiare. Allora i maggiolini sentirono un tuono e videro delle fiamme. Molti nostri antenati caddero sul corpo dell’uomo e si inzupparono di una rugiada rossa, mai conosciuta. Gli uomini armati se ne andarono, lasciando quell’uomo steso a terra. –E poi? Dove è andato quell’uomo?- Interruppe il marito sempre più incuriosito. –Vi sono ancora le sue ossa;-riprese la moglie- anzi, ricordo che, quando dovetti aprirmi un varco nel terreno, per venire alla luce, vi era un piastrino di ferro, che mi impediva di uscire….E’ su quel piastrino di ferro che ho scoperto il segreto. Quell’uomo era il padre di quel crudele ragazzo, che cattura maggiolini e che cercava di ucciderci………… Tu arrampicati su per prima, mentre io mi do una ripulita alle ali, sporche di fango – disse il maggiolino. E, quando vide la moglie chiacchierare con un gruppo di allegre amiche, egli, radunate tutte le forze, decollò magnificamente, dirigendosi verso il sambuco. Il ragazzo era ancora là; seduto, contava le prede catturate poste in scatola. Il maggiolino gli volteggiò arditamente intorno al capo ed andò poi a posarsi sul sambuco. Il ragazzo lo vide, tese tutti i muscoli e…zach! Con una manata portò via numerose foglie di quercia ed il maggiolino. Lo slancio era stato troppo forte ed il ragazzo, cadendo a terra, allargò il palmo della mano, da dove uscì l’insetto tramortito, che, con volo pesante, radente la terra, sorvolò un oggetto lucente…..Il fanciullo vide un piastrino militare e lo raccattò subito….Egli si sbiancò in viso e rimase per qualche minuto come inebetito. Stentava a credere! Sulla targhetta metallica stava scritto il nome e cognome di suo padre! I suoi occhi si posarono su delle ossa sparse. Quel cranio e quelle ossa erano di suo padre….. Con un grido, il ragazzo si precipitò di corsa verso la casa lontana.

All’imbrunire, quando il maggiolino, accompagnato dal chiarore delle lucciole, riuscì a raggiugere l’alto del ciliegio, venne apostrofato dalla moglie: -non era ancora finita la festa per te?! Dove sei andato?- Esso rispose: -Sono stato a compiere una sepoltura, che gli uomini avevano dimenticato di fare!- Poi, infilatosi nel fiore, che gli serviva da dimora, piombò in un sonno ristoratore, mentre una lucciola, rimasta accanto a lui, cangiava la luce rossa in azzurra per cullargli il sonno.

LA CANZONE DI MARCO MASINI – T’INNAMORERAI

Questa mattina, in macchina, ho ascoltato la canzone di Marco Masini – T’innamorerai-(che consiglio)
Ridicolo ed assurdo che alla mia bell’età mi commuova ascoltando una canzone che parla di giovinezza ed emozioni che non avrò più.
Assurdo che io abbia subito decenni di violenze psicologiche (forse più devastanti di quelle fisiche) in famiglia ed in ufficio e sia stata tanto forte e determinata da sopportarle e superarle!
Ora basta! Non posso piangere e gridare –rivoglio la mia vita!- come a 40 anni ed un pezzo di vita c’era ancora, ma posso gridare il mio disagio, la mia amarezza, la mia delusione:
Non sono nata senza diritti (intendo in tutti i campi del vivere di un essere umano)!
Non sono nata per sopportare sgarbi inutili, umiliazioni e mortificazioni immotivate, derisioni, ingiustizie.
Sono veramente allibita, stupita, sbigottita, esterefatta……..schifata dal dilagare dell’egoismo , malvagità, perfidia, corruzione, intrallazzi ed intrighi vari!!!!

lunedì 27 settembre 2010

UNA REDIVIVA “MADRE DEI GRACCHI” DEL 1940





• Questa lettera non ha bisogno di commenti ma solo di alcune considerazioni mie e di chi riesce a leggere tra le righe.
• E’ un documento storico.
• E’ datata 20/6/1940 cioè 10 giorni dopo la dichiarazione di guerra (la Seconda Guerra Mondiale)
• La calligrafia di questa mia prozia è un capolavoro e la lettera andrebbe incorniciata.
• Il discorso è fluente in un italiano perfetto (forse sempre più in disuso grazie al regredire culturale delle TV)
• Non emergono sentimenti di disperazione, paura, rabbia o ribellione agli eventi.
• Emergono invece presa di coscienza, accettazione e traspare una parvenza di orgoglio per questi 3 figli che hanno già ricevuto il richiamo alle armi e la destinazione; un pizzico di orgoglio che, nel Post Scriptum, viene riconosciuto anche alla cognata (mia nonna), madre di quel pilota (mio zio ufficiale dell’aviazione militare in anni in cui gli aviatori erano mitizzati) che sorvola a bassa quota la sua casa.
• La fotografia successiva è appunto la proprietà della prozia ripresa dall’aereo di mio zio in quell’occasione.